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L’Unione Europea si inchina al trumpismo: il diritto d’asilo sotto attacco

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Il diritto d’asilo ha rappresentato, per decenni, uno dei pilastri fondanti dell’identità europea. È stato lo strumento che ha restituito dignità e speranza a milioni di persone in fuga da guerre, carestie, persecuzioni politiche e discriminazioni. L’Europa è stata la culla del diritto, della tutela delle libertà fondamentali e della protezione internazionale.
Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito a una preoccupante deriva politica e culturale: il fenomeno migratorio è stato progressivamente trasformato in una narrazione di emergenza e pericolo, alimentando paure e rafforzando movimenti e partiti della destra, sia moderata sia sovranista. In Italia, in particolare, questo processo ha inciso profondamente sul dibattito pubblico e sulle scelte politiche.
Con le recenti decisioni del Parlamento Europeo, si consuma quello che appare come un vero e proprio “de profundis” del diritto d’asilo. L’adozione della lista dei cosiddetti “Paesi sicuri” da parte dell’U.E., con l’inserimento nella lista dei paesi come l’Egitto e la Tunisia, solleva seri interrogativi. La vicenda di Giulio Regeni rappresenta emblematicamente il livello di tutela dei diritti umani in Egitto; allo stesso modo, la situazione nella città tunisina di Sfax evidenzia condizioni drammatiche per migranti e cittadini stranieri. Considerare tali Paesi “sicuri” significa affermare, di fatto, che chi proviene da questi contesti non rischi persecuzioni, torture, detenzioni arbitrarie o sparizioni forzate: una valutazione che appare distante dalla realtà documentata da numerose organizzazioni internazionali.
Altrettanto preoccupante è la scelta di esternalizzare la gestione delle domande di asilo verso Paesi terzi, superando il principio secondo cui la richiesta veniva esaminata dal Paese di primo approdo nell’area Schengen. Il trasferimento delle procedure verso Stati con sistemi giuridici meno avanzati in materia di protezione internazionale rischia di compromettere garanzie fondamentali e standard di tutela costruiti in decenni di evoluzione del diritto europeo.
La scelta adottata dal Parlamento Europeo non scioglierà molti nodi e avrà come risvolto di spostare, nuovamente, lo “scontro”.
Si riaffaccia inoltre, nel dibattito politico italiano, la proposta del cosiddetto “blocco navale”, tanto caro a Salvini e Piantedosi, misura ripetutamente evocata come soluzione semplice a un fenomeno complesso. Si tratta di un’opzione di dubbia realizzabilità sul piano giuridico e operativo, oltre che potenzialmente lesiva del diritto internazionale e del dovere di soccorso in mare.
Intanto, i dati più recenti parlano di oltre 1.000 dispersi nel Mediterraneo negli ultimi venti giorni. Numeri che impongono una riflessione seria sul rafforzamento delle operazioni di ricerca e soccorso, anche attraverso il sostegno alle ONG impegnate in mare. Se la vita umana rappresenta ancora un valore fondante dell’Unione, la sua tutela non può essere subordinata a logiche di consenso o a strategie di deterrenza.
L’Europa sta tradendo le sue origini democratiche e di tutela dei diritti, emulando i peggiori modelli politici improntati alla discriminazione e disumanizzazione delle persone. È necessario aprire un confronto serio e responsabile, fondato sui principi dello Stato di diritto e sul rispetto della dignità umana, per evitare che il diritto d’asilo diventi una conquista del passato.

Giovanni Manoccio, Presidente Associazione Don Vincenzo Matrangolo